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Istruzione religiosa alla tedesca nella scuola pubblica

10/01/2014 • Politica, Religioni

Nelle ultime settimane, molti grandi giornali internazionali hanno riportato la notizia che il Land tedesco dell’Assia ha istituito per la prima volta dei corsi di religione islamica per gli studenti della scuola elementare, tenuti da insegnanti formati da università tedesche e pagati dallo stato. L’iniziativa ha il duplice scopo di favorire l’integrazione della vasta minoranza islamica nella società tedesca e di scongiurare la diffusione di interpretazioni radicali e violente dell’Islam. Attualmente non è chiaro se gli altri stati federali tedeschi seguiranno questo esempio, ma non è un caso se è stato proprio uno dei Land a maggiore presenza di immigrati islamici ad affrontare per primo il problema.
Le autorità dell’Assia credono che un’istruzione religiosa primaria che trasmetta una visione tollerante e pacifica dell’Islam, di livello e di qualità equiparabili ai programmi di insegnamento del cattolicesimo e del protestantesimo, sia necessariamente il primo passo per un pieno inserimento delle giovani generazioni islamiche in una società democratica.


La moderna pedagogia religiosa, disciplina molto studiata all’estero al contrario di ciò che avviene in Italia, attribuisce un’importanza fondamentale alla scuola pubblica di ogni grado nella trasmissione degli insegnamenti religiosi in un quadro di formazione dei giovani alla cittadinanza. L’espressione religiosa è un diritto fondamentale; inoltre gli studi più recenti dimostrano l’importanza dei valori religiosi nel processo di assunzione dell’identità personale, in un quadro sociale caratterizzato da globalizzazione e pluralismo culturale. Lo stato laico, garante della libertà di tutti e arbitro di un corretto comportamento delle associazioni religiose nel quadro pubblico, ha il dovere di occuparsi della qualità della formazione degli insegnanti delle varie confessioni religiose. E’ questo il pensiero che sta dietro all’esperimento dell’Assia.

Un’altra corrente di pensiero vorrebbe invece che la scuola pubblica offrisse uno studio più articolato del “fatto religiosos”, senza separazione degli allievi in classi determinate dall’appartenenza religiosa. In tale quadro unitario, i discenti sono guidati a uno studio comparativo delle varie tradizioni religiose, imparando a considerarne l’importanza dello sviluppo storico, fino alle prospettive di pacifica convivenza e collaborazione, costituite dall’attuale dialogo inter-religioso, messe alla prova direttamente dall’amicizia e della collaborazione che nasce sui banchi di scuola.
L’istruzione confessionale di appartenenza è poi rimandata alle singole comunità di fede.

E’ ora che anche nel nostro paese si esca dal provincialismo dell’insegnamento confessionale dell’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica), determinato dal volere della Chiesa romana che finora si è dimostrata incapace di comprendere culturalmente le necessità della moderna società pluralista. L’urgenza di intraprendere una serie riflessione pubblica sull’istruzione religiosa dei giovani è dimostrata dal rapido sviluppo di un quadro completamente inedito nel nostro paese, che vede la presenza di molti cristiani di diversa confessione, oltre che di musulmani e di seguaci di altre religioni. Sono troppi i segnali inquietanti di incomprensione delle nuove realtà, che sfociano nella paura, nella diffidenza e talvolta nell’odio, oltre che nell’ignoranza generalizzata.

Purtroppo, se e quando la classe politica arriverà a capire questa importante emergenza e a superare la sua atavica piaggeria nei confronti del Vaticano, ci si troverà a dovere affrontare anche il problema della mancanza in Italia di accademie statali per lo studio e la formazione teologica. Ricordiamo che nel 1873 furono abolite le facoltà teologiche dalla Università italiane, determinando così un ulteriore arretramento culturale del paese, nonché una sua maggiore dipendenza dall’influenza vaticana.

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