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I nessi fra scienza, religione e politica

01/02/2014 • Politica, Religioni, Scienza

Esiste un groviglio di nessi e collegamenti non facilmente risolvibile fra, da una parte, la dimensione delle fedi religiose (il credere) e delle conoscenze positive (il sapere) e, dall’altra, quella della politica (Il potere).

Ovviamente si possono scoprire forti connessioni anche fra il credere e il sapere.

In poche parole, in nessuna epoca della storia può avvenire una rivoluzione totale in uno dei tre campi (diciamo quello del sapere, come durante la cosiddetta Rivoluzione scientifica) senza che si abbiano profondissime ripercussioni anche negli altri due. Dopo alcuni secoli di affermazione della “nuova scienza” non è stato più possibile né credere né esercitare il potere allo stesso modo.

Tutto ciò al giorno d’oggi è di drammatica importanza, dato che la nostra società è basata sulla scienza e sulla tecnologia, ma non è facile convincere di ciò chi non è abituato a pensare al di fuori di rigidi ed angusti schemi disciplinari. Possono forse aiutare degli esempi tratti dalla storia, che, se opportunamente decodificati, funzionino come palestre per esercitarsi ad inquadrare i nessi dei problemi attuali.

Il tema di capire e far capire l’importanza dello studio delle relazioni Scienza/Teologia (o ratio calculans/fede) è una tipica questione interdisciplinare che, come tale, si pone naturaliter sul piano filosofico. Anzi, dopo l’epoca della demarcazione dei confini delle varie scienze, qualcuno dice che è possibile l’esercizio della filosofia solo negli interstizi, nelle terre di nessuno. Non è facile coinvolgere le persone in queste riflessioni, dato che si sentono impreparate e annusano istintivamente il pericolo di astrattezza che di solito i professori di filosofia danno ai problemi filosofici. Proviamo a dire a qualcuno: “stasera tratteremo un tema filosofico” e ci troveremo a contemplare delle sedie vuote. Ma proviamo a porre praticamente un interrogativo esistenziale e ci troveremo in mezzo a un gruppo di persone vocianti e ansiose di scambiarsi idee che avvertono come di grande importanza per le loro vite; e così capiremo cosa intendesse Gramsci quando diceva che tutti gli uomini sono istintivamente dei filosofi, da Benedetto Croce al più umile dei lavoratori.

Sulla bioetica tutti vogliono ascoltare e dire, perché capiscono che prima o poi questi temi riguarderanno praticamente anche loro e i loro cari, ma pochi sembrano intendere l’importanza di imparare a trattare di bioetica sulla base di una corretta comprensione di cosa sia effettivamente la scienza, di quali siano i suoi limiti e le sue potenzialità, di come si inscriva nel quadro generale del sapere contemporaneo e lo caratterizzi, di quale sia il suo ruolo politico e di come concorra a definire i temi della cittadinanza, esattamente come nel caso delle fedi religiose. L’interazione scienza/fede o scienza/politica sono quindi terreni di contesa pratico/politica, e proprio per questo problemi filosofici.

L’educazione alla complessità, al sapere cogliere i nessi di questioni apparentemente scollegate, è un preciso dovere dei gruppi consapevoli che devono impegnarsi nelle scuole, nelle università, nei partiti politici, nelle organizzazioni religiose, nelle reti sociali, nei mass-media, in modo da sensibilizzare e formare la pubblica opinione di oggi e di domani.

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