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La “zealotry” del mondo islamico

18/01/2015 • Politica, Religioni

Abdennour Bidar è un filosofo francese di religione musulmana conosciuto per i suoi studi sul rapporto tra l’Islam e la società contemporanea globale.

Huffington Post Italia ha pubblicato la traduzione dal francese di una sua “Lettera aperta al mondo musulmano“.

E’ un testo forte, a tratti duro, ma anche un atto di amore di un figlio dell’Islàm che prova dolore per lo stato in cui versa la grande civiltà millenaria a cui appartiene.

Bidar respinge con forza l’idea che l’identificazione di una minoranza sanguinaria e violenta con il resto dell’Islàm costituisca solo un imperdonabile errore dell’occidente, causato da ignoranza.

Pur sapendo bene che la schiacciante maggioranza dei credenti musulmani non ha niente a che vedere con il terrorismo, anzi ne è la potenziale vittima più probabile, Bidar accusa il suo universo di appartenenza di non sapersi assumere la responsabilità dell’autocritica e di aver perso la sua rinomata e antica saggezza. Secondo Bidar, le radici di questo male sono assolutamente intrinseche allo stesso mondo islamico e risiedono nella forma dogmatica, mostrata negli ultimi secoli dalla religione islamica, che sembra sempre più irrigidirsi.

Alla sfida della modernità l’intero mondo islamico avrebbe risposto rifugiandosi in modo ostinato in un passato tramontato da molto tempo, perdendo orientamento e coraggio, e cadendo di conseguenza in un’aggressiva depressione.

Il dolore profondo di cui il mondo musulmano soffre non è solo causato da politiche insensate dell’occidente o da élite corrotte, ciniche e depredatrici, ma soprattutto dal rifiuto della libertà religiosa per una sorta di cieco orgoglio di chiusura e autoidentificazione.

Dall’oscuro ingorgo di cui l’anima musulmana è prigioniera nascono per Bidar le forme peggiori di violenza terroristica, che altrimenti resterebbero avvolte nella più enigmatica inspiegabilità.

Riflettendo su queste parole accorate, ma anche estremamente lucide, mi sono ricordato di un lungo articolo di Michael Walzer, uno dei più famosi politologi americani contemporanei, di origine ebraica, comparso su Dissent pochi giorni prima con il titolo Islamism and the Left. L’asse del ragionamento di Walzer è completamente differente, come il suo obbiettivo polemico. Ciò che mi ha riportato alla mente il saggio di Walzer è l’uso della parola inglese zealotry di cui non ho saputo trovare lì per lì equivalente nella nostra lingua, almeno nel senso particolare in cui Walzer la usa in quel saggio. Di solito viene intesa come sinonimo di “fanatismo”. Pensando che le parole “zelo” e “zelante” sono legate alla stessa derivazione storica, capiamo bene quanto sia sottile la linea su cui corre il senso semantico di questo gruppo di parole nelle moderne lingue occidentali. Tutte originano dal nome del gruppo di credenti giudei del I secolo d.C. (gli Zeloti) a cui appartenevano quasi certamente Barabba e Giuda Iscariota. Gli Zeloti erano caratterizzati da un estremo radicalismo religioso che diveniva posizione politica incline alla violenza e all’adozione di un forte rigorismo ideologico-religioso a cui volevano forzare l’intera società. Sicuramente la loro posizione sorgeva da una particolare lettura della Bibbia ebraica, il cui testo Gesù, che era loro contemporaneo, diceva di non voler cambiare neppure per uno iota o un apice. Stesso Testo sacro, stesso amore per il Testo sacro, ma sbocchi totalmente opposti; incomunicabilità totale fino al tradimento di Giuda.

Tornando alla semantica, uno zelota è sì dotato di zelo verso l’osservanza della Bibbia, ma non capisce che il testo deve essere “riportato in vita”, compreso nel suo significato profondo per tutti gli uomini e le donne di ogni epoca. Ciò comporta paziente studio, con infinito amore e grande reverenza, continuo confronto con la comunità dei credenti e soprattutto fervente preghiera per ottenere l’illuminazione che ne disveli il senso all’interno del proprio universo spirituale e culturale, e non una cieca ripetizione formalistica che ne impedisce la comprensione.

Il ragionamento di Walzer ci conduce a considerare la zealotry dei cristiani dell’ XI e XII secolo che, in preda a fanatica ossessione, partivano in crociate che si risolvevano in orrendi massacri e predazioni ai danni di una civiltà sicuramente meno barbarica. I cristiani del XXI secolo, con un minimo di dimestichezza con la Bibbia, non possono minimamente comprendere come i loro progenitori nella fede di mille anni prima potessero trovare ispirazione per compiere simili barbarità nello stesso Testo sacro. Ancora una volta, come ai tempi di Gesù, stesso Testo ma atteggiamenti divaricanti e incomunicabili.

Se il Testo è lo stesso, deve essere il modo di leggerlo ad essere cambiato. La nostra lettura è basata su un rispetto più profondo, che rifiuta di trattare il Testo come lettera morta, e ne coglie l’irrefrenabile carica di liberazione, che non può mai trasformarsi in costrizione. Per ragioni assolutamente storiche, dopo la grande stagione di lettura biblica nei secoli che chiamiamo della Patristica, i cui tesori spirituali sono ancora a nostra disposizione, la cristianità è caduta in un lungo isolamento dal Testo, fino al periodo della Riforma protestante, da cui è ripartita la riscoperta che, trasferitasi molto dopo anche in ambito cattolico romano, dura da secoli.

Purtroppo oggi ci sono segni di sclerotizzazione legati al fenomeno del fondamentalismo, tuttavia si può dire che la spinta positiva continua tuttora e che la cristianità è uscita dal suo lungo medioevo di allontanamento dalla spiritualità del suo Testo sacro.

Ebbene credo che, tornando alla denuncia di Bidar della profonda malattia contemporanea del mondo islamico che causa il sorgere di mostruosità come le formazioni terroristiche che pretendono di rappresentare la grande civiltà e la profonda spiritualità dell’Islàm, si possa dire che le sue origini sono legate a un fenomeno di zealotry (nel senso di Walzer) molto diffuso e causato sicuramente dal disorientamento verso la società moderna e l’emergere dell’occidente. Il mondo islamico da secoli si sta ripiegando su se stesso, dapprima in modo lento, poi accelerando sempre più, permettendo così alle interpretazioni wahhabite del suo Testo sacro, il Corano, di divenire senso comune nella Umma.

Credo che occorra partire da qui per ragionare su uno dei più grandi problemi dell’umanità del nostro tempo, che deve affrontare inediti e pericolosi fenomeni di sovrapposizione geografica di popolazioni con sistemi valoriali molto differenti. Se l’umanità dei decenni e dei secoli a venire saprà risolverli, vivrà una grande rinascita spirituale, altrimenti correrà pericoli di gravità inimmaginabile.

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