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I Giovanni 5, 14

19/03/2018 • Commenti biblici

Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce.

La preghiera non può essere considerata un tentativo di influenzare Dio, magari a nostro vantaggio, per trarne benefici. La preghiera è la comunicazione del credente con Dio, mediante la quale egli o ella loda Dio, lo ringrazia, riconosce la sua maestà, si sottomette alla sua volontà.

Distinguiamo allora molti momenti diversi nella preghiera personale, che Gesù ci ha insegnato a mantenere sobri e riservati. Si prega Dio ponendosi al suo cospetto in una posizione asimmetrica, riconoscendo che Lui è il Signore e noi le sue creature. E’ lecito chiedere in preghiera, ma nel quadro della volontà di Dio, che è chiaramente espresso attraverso la sua Parola che si è fatta Legge, e anche carne in Cristo.

Chi ha fiducia in Lui, ne ha perché conosce Dio e ne intende i piani. Dio non è capriccioso come il destino; si capisce la sua volontà per il mondo, più che attraverso la contemplazione della sua creazione, considerando la redenzione offerta in Cristo, primizia della nuova umanità.

E allora chi crede e prega Dio, lo fa conoscendo la sua volontà; quindi può avere piena fiducia di essere esaudito, anche quando chiede per sé, per i propri cari o per l’umanità, proprio perché sa non chiedere nulla che non segua la volontà di Dio, e sa che Dio è un padre generoso e premuroso.

E anche quando chiederà il perdono dei suoi peccati, potrà avere piena fiducia di ottenerlo, perché nella volontà di Dio c’è che i peccati siano perdonati.

*Immagine: Rotoli della Torah ai tempi di Gesù

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