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Giovanni 12, 26

22/03/2018 • Commenti biblici

Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, sarà anche il mio servitore.

 

Non si può porsi davanti a Cristo in atteggiamento di osservazione, nemmeno con ammirazione. Non serve, perché significa non accogliere la sua chiamata ad essere operatori per la salvezza, in intimità con Lui. Tutta la nostra mentalità ci spinge invece ad assumere un ruolo di spettatori, davanti alla sua figura. E’ facile per noi.

Anche chi dichiara di non riconoscerlo come salvatore, trova ragioni per ammirare le sue parole e i suoi atti, pur restandosene in disparte. Magari considera utopistica e inapplicabile la sua predicazione, ma subisce il fascino irresistibile della sua figura.

Il rischio per il credente è di assumere di fronte a Gesù lo stesso atteggiamento del non credente: quello di chi lo ammira staticamente, ma non lo segue dinamicamente.

Gesù è fuori dalle logiche di questo mondo. Non si presenta come un leader che cerca consenso ed approvazione, ma poi agisce da solo. E’ politicamente estremamente “scorretto”. Dopo qualche iniziale e prevedibile entusiasmo, i suoi pressanti inviti  farebbe crollare gli indici di gradimento. Nessuno lo inviterebbe più ai talk show.

Gesù non cerca ammiratori della sua potenza; ci comanda di servirlo, come si serve Dio, in movimento, in viaggio, in azione. Egli non ci insegna una dottrina ricca di concetti edificanti. Gesù ci invita ad agire, per cambiare il mondo; non si comporta come un potente mago che ci vuole stupire, lasciandoci in una passività inattiva. In cambio Gesù ci promette di non lasciarci indietro, pur essendo Lui sempre in movimento. Se non lo seguissimo, resteremmo soli e sperduti. Se mantenessimo l’iniziativa, non troveremmo mai la strada. E allora ci invita al suo servizio, per consentirci di essere sempre con Lui.

 

*Immagine: Filippino Lippo La disputa con Simon Mago e la crocifissione di Pietro.
Firenze – Cappella Brancacci, Santa Maria del Carmine (1482-1485)
particolare

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