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Salmo 106, 2

25/03/2018 • Commenti biblici

Chi può raccontare le gesta del Signore, o proclamare tutta la sua lode?

L’azione liturgica della lode a Dio, cioè la manifestazione dell’adorazione del popolo credente nei confronti del Signore, motivo e fine del culto, non si esaurisce nel suo prodursi, nel suo esternarsi, e soprattutto non è volta a placare una presunta fame bulimica di omaggi adulatori da parte di Dio. Dio non si vanta delle lodi che riceve, né vi dipende; non è certo un Dio capriccioso.
Al contrario: le lodi a Dio esprimono il grado di fiducia che il popolo possiede nel Dio che lo ha liberato. Fiducia nel senso di grado di consapevolezza di quanto il Signore ha fatto e vorrà fare per sostenere il suo popolo.
Una lode sbiadita, poco entusiastica, poco vissuta, è spia del peccato di idolatria, cioè della sostituzione nel cuore dei credenti dell’amore per Dio con la concupiscenza di idoli muti e morti.
Chi allora sarà in grado di esaltare le opere del Signore con tutta la forza, la gioia, la partecipazione dovute? La capacità di rispondere alla vocazione verso la lode al Signore è in connessione inversa con la condizione di peccato e con le sue conseguenze. Chiedersi se il popolo, o qualcuno per il popolo, sarà davvero in grado di esprimere una lode all’altezza dell’opera di Dio, non è una domanda retorica, ma drammatica, carica di ansia e pathos. Se non si troverà la capacità di farlo, si manifesterà la condizione disperata di lontananza da Colui dal quale si trae vita.

*Immagine Filippino Lippo La disputa con Simon Mago e la crocifissione di Pietro.
Firenze – Cappella Brancacci, Santa Maria del Carmine (1482-1485)
particolare

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